Pezzettino e il valore dell’unicità

I bambini della classe prima hanno affrontato un percorso di lettura e riflessione a partire dal libro Pezzettino di Leo Lionni, una storia che invita a interrogarsi su chi siamo e sul valore dell’essere diversi. Durante la lettura, i bambini hanno condiviso pensieri ed emozioni, riflettendo sull’importanza di riconoscere che ognuno è unico e speciale, proprio per le sue caratteristiche. La diversità è stata vissuta non come un limite, ma come una ricchezza. A seguire, è stata proposta un’attività cooperativa: ogni bambino ha ricevuto un foglio bianco e ha scelto un piccolo pezzettino di carta colorata da incollare. I fogli sono poi passati di mano in mano tra i compagni, che a turno hanno aggiunto il proprio pezzettino. Al termine dell’attività, ciascun foglio è tornato al suo proprietario, arricchito dai contributi di tutti. Il risultato è stato un elaborato unico, simbolo di come ogni piccolo “pezzetto” sia importante per creare qualcosa di bello insieme. Un’esperienza significativa che ha permesso ai bambini di comprendere il valore della collaborazione, del rispetto reciproco e della diversità, rafforzando il senso di appartenenza al gruppo classe .

Non serve essere uguali per camminare insieme verso grandi avventure!

La fiamma olimpica l’esperienza raccontata dai ragazzi di quinta: un altro momento di inclusione

Dopo il nostro buongiorno speciale dedicato alla Giornata dei Calzini Spaiati, la mattinata è proseguita con un’altra esperienza significativa: la condivisione del passaggio della fiamma olimpica, un momento vissuto dai ragazzi di quinta e raccontato a tutta la scuola primaria. Abbiamo anche parlato delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi, riflettendo sui valori di impegno, rispetto e inclusione che le caratterizzano. Questo ci ha permesso di collegarci ancora più profondamente al simbolico passaggio della fiamma olimpica, che rappresenta unione, partecipazione e spirito sportivo per tutti.

Gli alunni di quinta hanno descritto con entusiasmo l’emozione di assistere al passaggio della fiamma, un evento che non è solo sportivo, ma profondamente simbolico. La fiamma olimpica rappresenta infatti valori universali: pace, collaborazione, rispetto, impegno e soprattutto unità nella diversità.

Ascoltare i loro racconti ha permesso a tutti di sentirsi parte di qualcosa di più grande, di una tradizione che attraversa paesi, culture e generazioni.

Anche questo è stato un momento di inclusione: la fiamma, nel suo viaggio, non distingue, non esclude, non giudica. Passa di mano in mano, ricordando che ogni persona contribuisce con la propria unicità al cammino comune. Proprio come i nostri calzini spaiati, anche la fiamma ci ricorda che ognuno porta una luce diversa, e che insieme possiamo illuminare il percorso degli altri.

Il passaggio della fiamma olimpica è un gesto antico, ma sempre attuale. È un invito a:

trasmettere valori, così come si trasmette la torcia da un tedoforo all’altro, riconoscere il contributo di ciascuno, perché ogni mano che la sorregge è importante, camminare insieme, pur essendo diversi, impegnarsi, proprio come gli atleti che si preparano con dedizione e costanza.

La fiamma non si spegne perché continua a essere alimentata da chi la porta. Allo stesso modo, la nostra comunità scolastica cresce grazie all’impegno, alla sensibilità e alla partecipazione di tutti.

Un calzino spaiato, una felpa indossata con un solo braccio, una fiamma che passa di mano in mano: piccoli gesti che ci ricordano quanto sia prezioso essere unici e quanto sia importante camminare insieme. Ogni giorno può diventare un’occasione per costruire una scuola più inclusiva, più consapevole e più luminosa.

Giornata dei Calzini Spaiati: un buongiorno speciale alla Scuola Primaria

La Giornata dei Calzini Spaiati è sempre un’occasione preziosa per ricordare che la diversità non è qualcosa da nascondere, ma un valore da celebrare. Anche quest’anno abbiamo deciso di viverla con un momento speciale, trasformando il nostro “buongiorno” in un’esperienza condivisa che ha coinvolto tutta la scuola primaria.

Ognuno è speciale perché unico. Abbiamo iniziato la mattinata riflettendo insieme sul significato di questa giornata: i calzini spaiati rappresentano simbolicamente ciò che siamo noi, persone diverse, con caratteristiche, storie e sensibilità che ci rendono unici. Alcuni alunni hanno condiviso pensieri, emozioni e piccole esperienze personali, raccontando episodi vissuti a scuola o nella vita quotidiana in cui la diversità è diventata occasione di incontro e crescita.

Per rendere ancora più concreta questa riflessione, abbiamo svolto un’attività, ognuno ha dovuto indossare e togliere la felpa usando un solo braccio. Un gesto semplice, che però ha permesso ai ragazzi di sperimentare, anche solo per un attimo, cosa significhi affrontare un compito quotidiano con una difficoltà in più. L’attività ha creato stupore, qualche risata, ma soprattutto consapevolezza. Molti hanno commentato quanto sia importante non dare nulla per scontato e quanto sia fondamentale aiutarsi a vicenda.

La mattinata è poi proseguita con attività guidate dai docenti: riflessioni, giochi cooperativi, lavori creativi e momenti di confronto che hanno permesso di approfondire il tema dell’inclusione in modo leggero ma significativo. L’obiettivo non era solo “parlare” di diversità, ma viverla, comprenderla e trasformarla in un’occasione di relazione autentica.

Un piccolo gesto, un calzino spaiato, un’attività condivisa: a volte basta davvero poco per ricordarci che la bellezza sta proprio nelle differenze. E che, insieme, possiamo costruire una scuola sempre più accogliente, attenta e capace di valorizzare ogni unicità.

Le classi seconde in scena: “Cattivi? Noi?!”  Una serata di teatro ed empatia

Nel tardo pomeriggio del 5 febbraio, le classi seconde della scuola primaria hanno portato sul palco il loro spettacolo curriculare “Cattivi? Noi?!”, scritto e diretto dal maestro Marco Ciceri, un progetto teatrale che ha emozionato famiglie, insegnanti e compagni. Una rappresentazione vivace e originale, capace di ribaltare i ruoli tradizionali delle fiabe per raccontare un messaggio profondo: dietro ogni “cattivo” si nasconde una storia che merita di essere ascoltata.

Nel corso dello spettacolo, i bambini hanno dato voce ai grandi “villains” delle fiabe, mostrando un lato nuovo e sorprendente dei personaggi solitamente temuti o giudicati.

Il pubblico è stato accompagnato in un viaggio teatrale che ha messo al centro l’empatia: spesso ciò che appare come “cattiveria” è solo il risultato di solitudine, paura o incomprensione. Un messaggio potente, che invita a guardare oltre le apparenze e a riconoscere il valore dell’ascolto.

Lo spettacolo è stato il risultato di un percorso intenso, portato avanti durante le ore curriculari, che ha trasformato le classi in un vero laboratorio di crescita personale e collettiva. Attraverso il gioco drammatico, i bambini hanno imparato a mettersi in ascolto degli altri, a rispettare i tempi del gruppo e a controllare il proprio corpo e la propria voce per comunicare in modo più consapevole.

Lavorare insieme alla costruzione delle scene li ha aiutati a comprendere quanto sia importante collaborare, sostenersi e fidarsi l’uno dell’altro, proprio come accade in una compagnia teatrale. Dietro ogni prova, ogni risata e ogni tentativo andato a vuoto, c’era un piccolo passo avanti: più sicurezza, più coraggio, più capacità di esprimersi.

Quando finalmente sono saliti sul palco, ciascun bambino ha portato con sé non solo il proprio ruolo, ma anche tutto ciò che aveva imparato lungo il percorso. Il teatro, per loro, non è stato soltanto recitare una parte, ma un modo per conoscersi meglio, per scoprire nuove possibilità e per imparare a stare insieme in modo autentico.

La rappresentazione si è conclusa tra applausi calorosi e sorrisi emozionati. “Cattivi? Noi?!” non è stato solo uno spettacolo, ma un’esperienza educativa che ha permesso ai bambini di riflettere sul valore della comprensione e dell’inclusione.

Fino a quando la nostra stella brillerà

A conclusione della Settimana della Memoria, il corridoio della nostra scuola si è trasformato in un cielo simbolico, fatto non di stelle lontane, ma di parole, pensieri e speranze. Protagonisti di questo cielo ideale sono stati i ragazzi della Scuola Secondaria, che hanno saputo dare voce alle emozioni, alle domande e alle riflessioni nate durante le attività proposte nel corso della settimana.

La Memoria, quando è autentica, non si limita a ricordare il passato: interroga il presente e chiama ciascuno di noi a una responsabilità. È con questo spirito che gli studenti hanno accolto le proposte didattiche, lasciandosi toccare dalle testimonianze, dalle letture e dai momenti di confronto vissuti insieme. Tra questi, un ruolo centrale ha avuto la riflessione sul libro di Liliana Segre, una voce che continua a parlare alle nuove generazioni con una forza profonda.

A partire dalla lettura e dal dialogo in classe, i docenti di lettere hanno invitato i ragazzi a trasformare ciò che li aveva colpiti in parole scritte: pensieri personali, messaggi, immagini, spunti di senso. Non semplici riassunti, ma riflessioni intime, capaci di restituire il peso della storia e, allo stesso tempo, la delicatezza delle emozioni.

Queste parole hanno preso forma su piccole stelle, appese lungo il corridoio della scuola a comporre un cielo ideale intitolato “Fino a quando la nostra stella brillerà” (Clicca sull’immagine per ingrandirla). Un titolo scelto come omaggio a Liliana Segre e al valore simbolico della stellina che lei stessa racconta di aver visto nel cielo dal campo di concentramento: una luce lontana, fragile, ma sufficiente a tenere viva la speranza, a ricordarle che l’umanità non era del tutto scomparsa.

Ogni stella appesa racconta uno sguardo diverso: c’è chi ha scritto della paura e dell’ingiustizia, chi del dolore della separazione, chi dell’importanza di non restare indifferenti. Alcuni ragazzi hanno parlato di speranza, altri di responsabilità, altri ancora della necessità di scegliere, ogni giorno, da che parte stare. In tutte le parole emerge un filo comune: la consapevolezza che la Memoria non è qualcosa di distante, ma una luce che continua a brillare solo se qualcuno la custodisce.

Questo cielo di stelle non è solo un’installazione simbolica, ma un segno concreto del lavoro educativo svolto insieme: studenti e docenti uniti nel tentativo di dare senso al passato per costruire un futuro più giusto. Finché queste stelle continueranno a brillare nei pensieri dei ragazzi, finché quelle parole non verranno dimenticate, anche la luce della Memoria resterà accesa.

Perché ricordare non significa solo guardare indietro, ma scegliere di essere, oggi, custodi di quella luce. Fino a quando la nostra stella brillerà.

“Ferramonti – una storia parallela”: musica, memoria e ricerca storica in teatro

Ieri sera il teatro della SMA ha ospitato il concerto “Ferramonti – una storia parallela”, un intenso progetto musicale per voci e strumenti con voce narrante, nato come percorso di ricerca storico-musicale.

A fare da tramite tra gli organizzatori e la scuola sono state le prof.sse Pirona, Barraco e Cagnana, che hanno colto fin da subito il valore di questo progetto. Nei giorni scorsi, l’iniziativa ha coinvolto anche le classi terze della scuola secondaria di primo grado, i cui studenti sono stati formati per diventare guide della mostra allestita presso la biblioteca.

Ad accompagnarci in questo percorso artistico e musicale Laura Vergallo Levi, studentessa di ensemble al CEM, Sofia Weck, studentessa in canto lirico al CEM e in tromba ai Civici Corsi di Jazz, con la direzione artistica e musicale di Francesco Grigolo.

Il progetto prende avvio dalla vicenda del campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, il più grande tra i campi di internamento costruiti in Italia nell’estate del 1940, subito dopo l’ingresso del Paese nella Seconda Guerra Mondiale. A Ferramonti furono internati ebrei, apolidi, stranieri nemici e slavi. Nonostante la privazione della libertà, la scarsità di cibo e le malattie, gli internati vennero trattati in modo relativamente umano e fu possibile mantenere una vivace attività artistica e musicale.

Nel campo erano presenti numerosi musicisti, alcuni dei quali divennero figure di rilievo nel dopoguerra, come il trombettista Oscar Klein, il direttore d’orchestra Lav Mirski, il pianista Sigbert Steinfeld, il cantante Paolo Gorin, il compositore Isko Thaler e il pianista Kurt Sonnenfeld. Concerti strumentali e corali, insieme a spettacoli di vario genere, erano frequenti e venivano chiamati dagli internati “Serate Colorate”.

Di questa straordinaria ricchezza musicale è rimasta una preziosa testimonianza: una scatola contenente spartiti manoscritti, fotografie, diari e lettere. A partire dall’analisi di questo materiale, “Ferramonti – una storia parallela” costruisce un vero e proprio racconto musicale, capace di mettere in luce le composizioni, le atmosfere, le scelte artistiche, le parole e le emozioni che emergono dalle testimonianze scritte, restituendo uno spaccato della vita quotidiana degli internati.

Con una prospettiva prevalentemente musicale, il progetto invita a riflettere sull’assurdità della prigionia e sul valore dell’arte come strumento di resistenza e di umanità. Anche in condizioni di vita estreme, la musica diventa un modo per sentirsi nuovamente parte della comunità degli esseri umani e per affermare, attraverso la creatività, la propria dignità.

Lo studio che rende liberi: un buongiorno speciale con Stefano Siddi

Questa mattina ai ragazzi della Scuola Secondaria è stato proposto un altro buongiorno speciale, un incontro capace di lasciare il segno. Ospite è stato Stefano Siddi, ex alunno della SMA, oggi al secondo anno di Biologia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Proprio grazie al percorso universitario, Stefano ha colto un’opportunità formativa di grande valore umano e culturale: è diventato tutor di studenti universitari detenuti, di età diverse, regolarmente iscritti all’università. Il suo impegno si svolge direttamente presso la Casa di Reclusione di Milano Bollate, dove affianca questi studenti non solo nello studio, ma anche nel districarsi tra le numerose questioni burocratiche legate al percorso accademico.

Durante il suo intervento, Stefano ha raccontato come, all’interno del carcere, lo studio venga vissuto con estrema serietà e consapevolezza, come strumento di crescita autentica e di libertà interiore. Ha sottolineato come i detenuti arrivino a comprendere profondamente che la conoscenza è davvero l’unica cosa che nessuno può togliere, ciò che rende liberi anche quando tutto il resto è limitato.

Ai ragazzi, che lo hanno ascoltato con grande interesse e ammirazione, Stefano ha voluto lasciare le parole di uno degli studenti detenuti che segue, una testimonianza intensa e autentica:

“Forse inizialmente ci si iscrive per poter godere di benefici, ma poi, quando comprendi di essere meno ignorante di prima, capisci che il senso dello studio è una cosa che rimane a te e nessuno può togliertela, nessuna legge, nessuno al mondo; quindi non serve per uscire prima, ma per uscire diverso da prima.”

      Studente semilibero della Casa di Reclusione di Milano Bollate.

Un incontro che ha ricordato a tutti noi che lo studio non è solo un dovere scolastico, ma una strada potente per diventare persone più libere, consapevoli e capaci di guardare il futuro con occhi nuovi. Un grazie sincero a Stefano, per aver condiviso con i nostri ragazzi la sua esperienza, il suo impegno e uno sguardo così autentico sul valore profondo dello studio e della libertà.

Escher al MUDEC: l’esperienza della 1^D

Io e la mia classe il 21 gennaio siamo andati al MUDEC di Milano.

Il MUDEC si trova in via Tortona, a Milano. Dall’esterno la struttura può sembrare piccola, ma appena si entra si rimane colpiti da una maestosa sala dai colori rossi, da una stupenda scalinata e da una grande installazione sospesa, appesa a sottilissimi fili trasparenti, che cattura subito l’attenzione.

Tutto è iniziato a ottobre, quando mi è venuta l’idea di andare a vedere la mostra dedicata a M.C. Escher. Così ho preparato un foglio per presentare il progetto.

Il giorno seguente l’ho esposto in classe: l’idea è piaciuta a tutti e quindi l’ho presentata anche al preside, che ha accettato a patto che organizzassi tutto nei dettagli, scegliendo la data, il mezzo di trasporto e il costo.

Mi sono quindi messo al lavoro e, alcuni giorni dopo, ho consegnato un foglio con tutte le informazioni necessarie. Mancavano circa tre mesi a quel magnifico 21 gennaio.

Quando è finalmente arrivato il giorno della partenza, eravamo tutti entusiasti. Abbiamo raggiunto il MUDEC con la metropolitana e, appena arrivati, abbiamo visto un enorme simbolo: quello del museo.

La mostra era dedicata a Maurits Cornelis Escher, un artista famoso per le sue opere basate su illusioni ottiche, geometrie impossibili, giochi di prospettiva e trasformazioni. Abbiamo ammirato quadri spettacolari: figure che si trasformano, come uccelli che diventano pesci e poi tornano uccelli, scale infinite che sembrano non finire mai e ambienti che sfidano le leggi della realtà. I colori, le forme e i pattern rendevano ogni opera affascinante e sorprendente.

Da questa visita abbiamo imparato che non dobbiamo essere perfettamente ordinati per essere unici: anche nella nostra complessità, nelle nostre differenze e in ciò che può sembrare confuso, c’è qualcosa di speciale. Proprio come nelle opere di Escher, dove l’apparente disordine diventa armonia e bellezza.

Il nostro blogger Gianpaolo Barrella

Ferramonti: una storia parallela

In queste ore, presso la biblioteca della nostra scuola, alcuni ragazzi delle classi terze stanno presentando ai loro compagni della scuola secondaria i contenuti della mostra “Ferramonti, una storia parallela”.

Con passione, serietà e grande senso di responsabilità, le nostre “guide per un giorno” stanno accompagnando gli alunni in un percorso di conoscenza e riflessione, raccontando in forma chiara ed essenziale la storia del campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia. Attraverso pannelli, immagini e documenti, i ragazzi illustrano un capitolo della storia spesso poco conosciuto, aiutando i visitatori a comprendere il contesto storico e umano di quel periodo.

Gli studenti di terza, appositamente preparati per questo ruolo, stanno dimostrando maturità e coinvolgimento, riuscendo a trasmettere non solo informazioni, ma anche emozioni e spunti di riflessione. La biblioteca si è così trasformata in uno spazio di ascolto, dialogo e confronto, dove la memoria diventa occasione di crescita condivisa.

Per chi ascolta e per chi racconta, questa esperienza rappresenta un momento prezioso: un modo concreto per avvicinarsi alla storia, comprendere l’importanza del ricordo e riflettere sui valori della libertà, del rispetto e della dignità umana.

Un’esperienza davvero unica e significativa per tutti!