Ieri sera il teatro della SMA ha ospitato il concerto “Ferramonti – una storia parallela”, un intenso progetto musicale per voci e strumenti con voce narrante, nato come percorso di ricerca storico-musicale.
A fare da tramite tra gli organizzatori e la scuola sono state le prof.sse Pirona, Barraco e Cagnana, che hanno colto fin da subito il valore di questo progetto. Nei giorni scorsi, l’iniziativa ha coinvolto anche le classi terze della scuola secondaria di primo grado, i cui studenti sono stati formati per diventare guide della mostra allestita presso la biblioteca.
Ad accompagnarci in questo percorso artistico e musicale Laura Vergallo Levi, studentessa di ensemble al CEM, Sofia Weck, studentessa in canto lirico al CEM e in tromba ai Civici Corsi di Jazz, con la direzione artistica e musicale di Francesco Grigolo.
Il progetto prende avvio dalla vicenda del campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, il più grande tra i campi di internamento costruiti in Italia nell’estate del 1940, subito dopo l’ingresso del Paese nella Seconda Guerra Mondiale. A Ferramonti furono internati ebrei, apolidi, stranieri nemici e slavi. Nonostante la privazione della libertà, la scarsità di cibo e le malattie, gli internati vennero trattati in modo relativamente umano e fu possibile mantenere una vivace attività artistica e musicale.
Nel campo erano presenti numerosi musicisti, alcuni dei quali divennero figure di rilievo nel dopoguerra, come il trombettista Oscar Klein, il direttore d’orchestra Lav Mirski, il pianista Sigbert Steinfeld, il cantante Paolo Gorin, il compositore Isko Thaler e il pianista Kurt Sonnenfeld. Concerti strumentali e corali, insieme a spettacoli di vario genere, erano frequenti e venivano chiamati dagli internati “Serate Colorate”.
Di questa straordinaria ricchezza musicale è rimasta una preziosa testimonianza: una scatola contenente spartiti manoscritti, fotografie, diari e lettere. A partire dall’analisi di questo materiale, “Ferramonti – una storia parallela” costruisce un vero e proprio racconto musicale, capace di mettere in luce le composizioni, le atmosfere, le scelte artistiche, le parole e le emozioni che emergono dalle testimonianze scritte, restituendo uno spaccato della vita quotidiana degli internati.
Con una prospettiva prevalentemente musicale, il progetto invita a riflettere sull’assurdità della prigionia e sul valore dell’arte come strumento di resistenza e di umanità. Anche in condizioni di vita estreme, la musica diventa un modo per sentirsi nuovamente parte della comunità degli esseri umani e per affermare, attraverso la creatività, la propria dignità.















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