La nostra mattinata speciale si è avviata alla conclusione attorno alle 13.15, quando i ragazzi sono tornati in salone per l’ultimo momento insieme. Erano stanchi, sudati, un po’ stravolti… e qualcuno anche arrabbiato. Perché sì, tra giochi, corse, prove e sfide, c’è stato anche il fastidio di perdere, la frustrazione di non riuscire, qualche parola detta di pancia.
E va bene così. Fa parte della vita vera, delle relazioni vere, delle giornate che rimangono addosso.
Suor Paola, che ha osservato tutto con attenzione per l’intera mattina, ha iniziato proprio da qui il suo momento finale: riconoscere gli atteggiamenti belli, ma anche quelli più difficili, come occasioni preziose per rileggere se stessi. Perché la missione non è fatta solo di sorrisi: è fatta di verità, di incontri reali, di emozioni che si intrecciano.
Da qui Paola ha guidato tutti in una riflessione profonda, toccando cinque grandi temi della giornata.
1. La missione nasce dall’amore
“Per andare in missione – ha detto – bisogna amare tantissimo quello che si fa, quello che si è e dove si è.
Non si può essere missionari senza amare.”
Un messaggio semplice e potentissimo: la missione non è un luogo, ma un cuore che decide di aprirsi.
2. Dare… e scoprire di ricevere
Ripercorrendo tutte le attività della mattina, Paola ha parlato del dono: quante volte pensiamo di andare per dare qualcosa, e poi scopriamo di ricevere molto di più?
La missione, dice, riempie la vita di significato proprio perché ti sorprende.
3. Il cambiamento fa crescere
Si è poi tornati al gioco dello scambio delle scarpe, simbolo concreto del mettersi nei panni dell’altro.
Cambiare significa uscire dalla propria zona di comfort, accettare di non avere il controllo su tutto, rischiare.
Crescere è sempre un passaggio, mai una passeggiata.
4. Un viaggio ideale fino in Etiopia
Suor Paola ha poi aperto un piccolo spiraglio sulla sua vita di missionaria, facendo vedere ai ragazzi immagini della sua esperienza in Etiopia:
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una lingua diversa
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una cultura lontana dalla nostra
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cibi, usanze, volti nuovi
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una scuola e una comunità segnate da una guerra atroce, in cui fratelli hanno combattuto tra di loro
In mezzo a quel dolore, le suore hanno creato lo “sportello della speranza”, per aiutare soprattutto i giovani a ritrovare futuro e dignità: laboratori musicali, attività di falegnameria, percorsi educativi alternativi. Piccoli semi di luce in una terra ferita.
5. La forza che arriva dall’alto
Infine Paola ha mostrato la cappella della loro missione.
“Non si può essere missionari da soli,” ha detto.
È troppo difficile. Serve un dono che arriva dall’alto: lo Spirito Santo, che ti permette di ascoltare, accogliere e dialogare davvero.
Ha raccontato che proprio in Etiopia ha imparato a fare silenzio, a sostare a lungo davanti a Gesù. Un silenzio che l’ha cambiata più di quanto fosse successo qui, in Italia.
E poi ha salutato i nostri studenti con parole semplici e profonde: siate coraggiosi, trovate il vostro spazio di silenzio, cercate la vostra strada. E non abbiate paura di cambiare.
Ha ringraziato infine anche i docenti, perché oggi, insieme ai ragazzi, hanno accettato di uscire dalla loro zona di comfort e di essere missionari in mezzo a loro.
La Giornata Missionaria si chiude così: con stanchezza, emozioni, sorrisi, arrabbiature, riflessioni, belle domande e qualche risposta.
Con la sensazione che, davvero, insieme si possono costruire grandi cose.





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