Una giornata all’Archeopark: le classi terze della Scuola Primaria tra freddo, scoperte e tanto entusiasmo

Ieri le classi terze hanno lasciato per qualche ora i banchi di scuola per immergersi in un viaggio nel tempo all’Archeopark, un luogo dove la preistoria prende forma tra ricostruzioni, laboratori e paesaggi che sembrano usciti da un’altra epoca.

La giornata è iniziata con un’aria frizzante, decisamente più fredda del previsto, ma questo non ha scoraggiato i bambini, che fin da subito hanno mostrato curiosità e voglia di esplorare. Anzi, il freddo è diventato quasi un compagno di avventura, uno di quei dettagli che si ricordano con un sorriso quando la gita è particolarmente bella.

Appena arrivati, le guide del parco hanno accolto le classi e le hanno accompagnate tra capanne, palafitte, strumenti antichi e scenari che raccontano come vivevano i nostri antenati. I bambini hanno osservato, fatto domande, provato a immaginare la vita quotidiana di chi, migliaia di anni fa, accendeva il fuoco con pietre e legnetti o si spostava su canoe scavate nei tronchi.

I laboratori sono stati il cuore della giornata: dal tiro con l’arco alla lavorazione dell’argilla, dalla preparazione del pane alle dimostrazioni sulle tecniche primitive. Ogni attività è stata un’occasione per “toccare con mano” la storia, trasformando concetti studiati in classe in esperienze concrete e divertenti.

Nonostante il freddo, i bambini si sono divertiti moltissimo. Hanno partecipato con entusiasmo, collaborato tra loro, riso, sperimentato. E, come spesso accade nelle uscite didattiche, il gruppo si è rafforzato: si sono aiutati, incoraggiati, hanno condiviso scoperte e meraviglia.

La giornata si è conclusa con il sorriso di tutti: insegnanti, guide e soprattutto bambini, che sono tornati a casa un po’ stanchi ma ricchi di nuove immagini, nuove domande e nuove storie da raccontare.

Un’attività di intraprendenza e condivisione tra tutte le classi della primaria

Nelle scorse settimane, gli alunni della scuola primaria hanno partecipato con entusiasmo al concorso dedicato a Suor Maria Troncatti.

I bambini di quarta hanno organizzato un’attività coinvolgente e collaborativa che ha coinvolto tutte le classi.

Si sono preparati con grande impegno, ideando tre domande sulla figura di Suor Maria Troncatti da proporre alle altre classi. Divisi in piccoli gruppi di sei, sono entrati nelle diverse aule della scuola primaria per svolgere l’attività.

All’interno di ogni gruppo, ciascun bambino aveva un ruolo ben preciso:

  • uno poneva le domande alla classe,
  • uno svolgeva il ruolo di moderatore,
  • uno annotava le risposte uno spiegava il motivo della visita e un altro si occupava di raccogliere e trascrivere al computer tutte le risposte per partecipare al concorso.

I bambini delle varie classi hanno dimostrato grande attenzione e partecipazione, rispondendo con interesse alle domande proposte. L’attività si è svolta in un clima sereno e collaborativo, favorendo lo scambio tra alunni di età diverse.

Questa esperienza si è rivelata molto importante non solo per approfondire la conoscenza di Suor Maria Troncatti, ma anche per sviluppare competenze organizzative di intraprendenza, comunicative e di lavoro di gruppo.

I bambini di quarta hanno dimostrato grande responsabilità e capacità di gestione, diventando protagonisti attivi di un progetto educativo condiviso con tutta la scuola.

Romeo and Juliet: che spettacolo!

Il Romeo & Juliet di Palketto Stage, a cui oggi hanno assistito le classi terze della Scuola Secondaria presso il Teatro Carcano, ha ripercorso in modo fedele e coinvolgente i moduli CLIL svolti in classe con la professoressa Marcato.

Grazie alla preparazione svolta a scuola e al supporto costante del team completo dei docenti di Lingua, i ragazzi hanno potuto comprendere appieno lo spettacolo e apprezzarne la narrazione: un racconto senza tempo, poetico e intenso, reso ancora più accessibile da un sapiente equilibrio tra tradizione e modernità, anche attraverso l’inserimento di canzoni pop amate dai giovani.

Particolarmente interessante è stato il momento conclusivo dedicato alle domande del pubblico: un’occasione preziosa di dialogo diretto con gli attori, molti dei quali in tournée da Londra, che ha reso l’esperienza ancora più viva e significativa.

All’uscita, tanti studenti si sono detti entusiasti: chissà che questo capolavoro shakespeariano non possa tornare presto in scena… magari in una versione originale e un po’ “bizzarra” tutta in salsa SMA!

La festa del papà alla Scuola Primaria: un pomeriggio che resta nel tempo…

Ci sono giornate che nascono semplici e finiscono per diventare preziose. La Festa del Papà del 18 marzo è stata proprio così: un pomeriggio capace di trasformare la scuola in un luogo di emozioni, musica e piccoli gesti che restano.

Fin dall’arrivo dei papà, si percepiva un’atmosfera diversa. I papà entravano nel salone con un misto di curiosità ed emozione, accolti da un momento di riflessione dedicato proprio a loro. In un mondo che corre e chiede sempre di più, fermarsi insieme è diventato quasi un atto rivoluzionario. E quel pomeriggio la scuola ha scelto di farlo: rallentare, ascoltare, guardarsi negli occhi.

A dare voce a questo momento sono stati Marco e Giovanni, docenti ma soprattutto papà da poco, con tutto l’entusiasmo e la sorpresa che la paternità porta con sé. Accanto a loro, Nicola, attore e docente della scuola, ha trasformato emozioni e pensieri in parole che hanno toccato tutti. Un modo semplice e autentico per ricordare che essere papà non significa essere perfetti, ma esserci: con presenza, ascolto e quella leggerezza che fa sentire i bambini al sicuro.

Terminato il momento dedicato solo a loro, i papà hanno fatto il loro ingresso in palestra. I bambini li aspettavano seduti a terra, con gli occhi che brillavano. C’era trepidazione, c’era orgoglio, c’era quella gioia pura che solo i bambini sanno mostrare senza filtri. La musica ha fatto il resto.

Le classi quarte e quinte hanno cantato “Grazie Mille” degli 883, trasformando una canzone leggera in un messaggio sincero: grazie per esserci, per i gesti quotidiani, per quel tempo che sembra poco ma per loro vale tantissimo.

Le classi prime, seconde e terze hanno portato sul palco “Gioca con me papà”, un invito tenero e diretto a fare la cosa più semplice e più importante: stare insieme. Per rendere il loro regalo ancora più speciale, i bambini hanno imparato anche alcune parole in Lingua dei Segni Italiana. Ogni gesto era un “ti voglio bene” fatto con le mani.

Poi è arrivata la sorpresa dei papà. Questa volta sono stati loro a cantare per i bambini. Un’inversione di ruoli che ha fatto brillare gli occhi dei più piccoli e sciolto più di un cuore tra gli adulti. Un modo diverso di dire “sei importante per me”, e i bambini lo hanno capito benissimo.

La festa si è chiusa con un gesto semplice: un cinque tra papà e bambini. Un saluto che racchiudeva tutto il pomeriggio. Un momento pensato anche per chi non aveva accanto il proprio papà: ogni adulto presente è stato invitato a essere “papà di tutti”, con un sorriso, una mano sulla spalla, un gesto gentile.

Perché la scuola, quando vuole, sa diventare davvero una comunità.

Quella i ieri non è stata solo una festa. È stata un’esperienza condivisa, un ricordo che i bambini porteranno con sé, un’occasione per i papà di fermarsi e ritrovare il senso profondo del loro ruolo. Uno sceglie di mettere al centro le relazioni, la presenza, la cura.

E in un mondo che corre, questo è forse il regalo più grande.

Alla scoperta del Teatro Strehler: le classi quarte A, B e C in viaggio dietro le quinte del teatro

Tra i mesi di febbraio e marzo le classi quarte A, B e C hanno partecipato a un’uscita didattica al Teatro Strehler di Milano, vivendo un’esperienza coinvolgente alla scoperta del mondo del teatro e dei suoi segreti.
Un viaggio dietro le quinte
Una volta entrati nel teatro siamo stati accolti da una maschera che, insieme a due giovani attori, ci ha accompagnato in un percorso speciale alla scoperta delle varie parti del teatro, in particolare delle quinte e degli spazi normalmente nascosti al pubblico.
La prima tappa è stata la “scatola magica”, il luogo dove prende vita lo spettacolo. Qui i bambini hanno potuto provare l’emozione di stare in scena: uno degli attori si è trasformato in regista e ha guidato gli alunni in piccole prove teatrali, permettendo loro di sperimentare cosa significa recitare su un vero palcoscenico.
Gli oggetti di scena e una bambola da salvare
Successivamente abbiamo visitato lo spazio dove vengono conservati gli attrezzi di scena: tazze, piatti, tavoli e tanti oggetti utilizzati per creare suoni ed effetti speciali, come il rumore del vento.
In questa parte del percorso gli attori si sono trasformati in due personaggi: una bambina viziata e un dottore chiamato a curare una bambola che la bambina aveva rotto. Da quel momento la bambola ci ha accompagnato lungo tutto il percorso, guidandoci alla scoperta dei diversi ambienti del teatro.
La sartoria e il magico mondo dei costumi
Il viaggio è proseguito nella sartoria del teatro, dove abbiamo incontrato un’attrice che, per l’occasione, si è trasformata in una stilista con un simpatico accento spagnolo. Qui abbiamo scoperto come nascono i costumi teatrali.
Abbiamo poi visitato il grande spazio dove vengono conservati tutti i vestiti di scena: armadi giganteschi pieni di abiti di ogni tipo e di tutte le taglie.
In questo luogo uno degli attori si è trasformato in un divertentissimo Arlecchino, che i bambini hanno dovuto inseguire lungo il percorso tra risate e stupore.
Le origini del teatro
Durante la visita abbiamo anche scoperto qualcosa sulle origini del teatro e sul suo fondatore, che aveva addirittura immaginato un progetto molto particolare: far passare la metropolitana sotto il teatro per rendere più comodo l’arrivo degli spettatori.
Protagonisti per un giorno
Tappa dopo tappa, grazie anche all’aiuto dei bambini, la bambola è stata finalmente “guarita”. Anche se molti alunni pensavano di non aver recitato, in realtà sono stati protagonisti attivi per tutto il percorso, partecipando con entusiasmo alle attività proposte dagli attori.
Alla fine dell’esperienza la bambola è stata contesa tra un alunno e la sua proprietaria, ma tutto si è concluso per il meglio: la bambola è tornata alla sua padrona e i bambini hanno ricevuto un regalo speciale, una tessera del teatro che permetterà loro di partecipare a tanti eventi e iniziative.
Un’esperienza da ricordare
Questa uscita si è rivelata un’esperienza davvero bella e coinvolgente, ricca di emozioni e di scoperte, significativa sia dal punto di vista umano sia dal punto di vista didattico e educativo.

Giornata dei Compiti di Realtà: imparare la grammatica…giocando!

Oggi alla Scuola Secondaria è in corso una giornata speciale dedicata ai Compiti di Realtà, un momento in cui lo studio si trasforma in esperienza concreta e collaborativa. Protagonisti della mattinata sono stati gli studenti delle classi prime, seconde e terze, impegnati in un progetto interdisciplinare dal titolo “Non fare l’oca!”.

L’obiettivo della giornata è stato quello di mettere in pratica le conoscenze grammaticali studiate durante la prima parte dell’anno scolastico, sia in italiano sia nelle lingue straniere. Per farlo, gli studenti si sono trasformati in veri e propri Grammar Designers, lavorando insieme per ideare e realizzare un gioco da tavolo grammaticale.

La sfida? Creare un gioco in scatola – ispirato al classico gioco dell’oca – in cui ogni casella nasconde domande, prove e piccoli tranelli linguistici. Per avanzare nel percorso i giocatori dovranno dimostrare prontezza, attenzione e conoscenze grammaticali: definizioni lampo, frasi da correggere, riconoscimento delle parti del discorso e confronto tra italiano, inglese e spagnolo.

La mattinata prevede diverse fasi di lavoro: all’inizio le classi hanno partecipato a un momento di brainstorming, durante il quale hanno immaginato il funzionamento del gioco e stabilito regole, modalità di vittoria, bonus e penalità. Successivamente gli studenti, divisi in gruppi di lavoro, hanno elaborato le domande grammaticali che popoleranno le caselle del gioco. Dopo l’intervallo, invece, inizierà la fase più creativa: la realizzazione concreta del prototipo, con cartelloni, cartoncini, colori, pedine e dadi.

Oltre a consolidare le conoscenze linguistiche, questa attività permette agli studenti di sviluppare importanti competenze: collaborazione, creatività, organizzazione del lavoro e capacità di progettazione. Lavorando in gruppo, ognuno ha potuto mettere a disposizione le proprie abilità, contribuendo alla costruzione del gioco.

Al termine della giornata ogni gruppo rifletterà sul lavoro svolto attraverso un momento di autovalutazione, mentre i docenti stanno osservando, valorizzando e valutando le competenze messe in campo dagli studenti durante l’attività.

Il risultato finale è un prototipo di gioco grammaticale realizzato a mano: se il progetto darà i risultati sperati, nel secondo quadrimestre potrebbe persino essere digitalizzato e stampato, trasformandosi in un vero gioco da utilizzare nelle classi.

È un’altra mattinata ricca di entusiasmo, creatività e collaborazione: la dimostrazione che la grammatica può diventare un’avventura coinvolgente quando si impara facendo.

Giornata della legalità: lo spettacolo “U Parrinu”

Questa mattina, nel salone teatro della nostra scuola, si è svolto lo spettacolo “U Parrinu”, nell’ambito della Giornata della Legalità: un momento intenso e carico di emozione che ha coinvolto profondamente studenti e docenti.

“U Parrinu” è un progetto di diffusione della legalità attraverso il teatro, nato con l’obiettivo di raccontare a più persone possibili la storia di Padre Pino Puglidi, sacerdote ucciso dalla mafia per il suo impegno instancabile a favore dei giovani e dei più fragili. Lo spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Christian Di Domenico, porta in scena la testimonianza personale dell’autore, che da bambino ha conosciuto don Puglisi.

Christian racconta di quando “veniva a trascorrere alcuni giorni di vacanza con la mia famiglia”. La presenza di quel sacerdote così speciale lasciava il segno: “Era strano avere un prete in casa; si dicevano le preghiere a tavola e certe cose, in sua presenza, era difficile anche solo pensarle. I suoi occhi brillavano di una luce speciale che non so spiegare.” Una luce fatta di coerenza, coraggio e amore autentico per i ragazzi del suo quartiere.

Il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno, un colpo di pistola alla nuca spense quella luce, segnando una pagina dolorosa nella storia della Chiesa e della società civile italiana. Don Pino fu assassinato perché, togliendo i bambini dalla strada, li sottraeva al reclutamento mafioso. Per i boss di Cosa Nostra era un ostacolo da eliminare. Ma il suo assassinio rappresentò anche il tragico epilogo di una lunga catena di incomprensioni, silenzi e responsabilità collettive.

Il progetto “U Parrinu” nasce proprio dal desiderio di far vivere questa storia soprattutto ai giovani, nelle scuole, negli oratori, nelle associazioni che operano nel sociale. Il sogno dell’autore è che il costo del biglietto non ricada sui ragazzi, perché il messaggio di legalità, coraggio e responsabilità deve poter raggiungere tutti.

Lo spettacolo di stamattina non è stato solo una rappresentazione teatrale, ma un’occasione di riflessione profonda. Attraverso il racconto diretto e coinvolgente, siamo stati invitati a interrogarci sul nostro ruolo nella società, sull’importanza delle scelte quotidiane e sul valore della legalità come impegno concreto e personale.

Il Buongiorno speciale di Federica Lima

Che bello quando i “nostri ragazzi” tornano a trovarci e, con la loro storia, ci ricordano il senso più profondo del nostro lavoro quotidiano.
Questa mattina abbiamo accolto al “Buongiorno” un’ex alunna, Federica Lima. Oggi è un medico e sta completando la sua specializzazione in geriatria, ma prima è stata una studentessa seduta proprio nei banchi della nostra scuola media, con i suoi sogni, le sue fatiche e le sue domande sul futuro.
Nel suo intervento ha iniziato raccontando cosa fa oggi, poi, con grande naturalezza, ha riportato i ragazzi indietro nel tempo, agli anni in cui frequentava la Maria Ausiliatrice.
Proprio durante quel periodo, la nonna a cui era profondamente legata ha iniziato ad avere seri problemi di salute. Un passaggio delicato, che ha cambiato molte cose nella sua quotidianità. Se normalmente, a quell’età, si torna a casa trovando una nonna pronta a prendersi cura dei nipoti, per Federica è accaduto il contrario: è stata lei a preoccuparsi che la nonna mangiasse, a starle accanto, ad aiutarla nelle piccole necessità di ogni giorno. Un’esperienza intensa, vissuta in silenzio, che ha lasciato un segno profondo e ha iniziato a orientare, quasi senza che se ne rendesse conto, le sue scelte future.
Dopo il liceo ha intrapreso il percorso di Medicina. Al momento della specializzazione pensava di dedicarsi alla pediatria, ma un’esperienza in RSA le ha fatto rileggere tutta la sua storia personale con uno sguardo nuovo. È stato lì che ha compreso quale fosse davvero la sua strada: diventare, come ha detto con semplicità ai nostri ragazzi, “il medico dei nonni”.
La sua testimonianza, però, non è stata solo il racconto di un successo professionale. Con grande sincerità ha condiviso anche le difficoltà affrontate nel percorso di studi: un disturbo dell’attenzione, le sfide legate ai disturbi specifici dell’apprendimento, momenti in cui qualcuno lasciava intendere che forse quell’obiettivo fosse troppo ambizioso. Non è stato un cammino lineare, ma è stato un cammino perseverante, costruito giorno dopo giorno con impegno e determinazione.
Le sue parole hanno catturato l’attenzione dei ragazzi, che hanno ascoltato in silenzio e poi applaudito con spontaneità. A chiudere l’incontro, una frase che ha il valore di un incoraggiamento concreto e attuale: “Non permettete a nessuno di dirvi cosa potete e cosa non potete fare nella vita.”
Un messaggio forte, che parla di fiducia in sé stessi e di responsabilità verso i propri sogni.
Ancora una volta ci siamo sentiti profondamente orgogliosi. Ogni ex alunno che torna non porta solo un traguardo raggiunto, ma una storia che continua a intrecciarsi con la nostra. Ed è in questi incontri che comprendiamo quanto sia prezioso accompagnare i ragazzi nella scoperta di ciò che possono diventare.