Incluso o escluso? Una giornata che inizia dal coraggio di essere sé stessi

La Giornata dell’Inclusività è iniziata insieme, tutti in salone, accompagnati dalle note de Il magico dicembre. Una canzone che tornerà negli auguri del 18 dicembre e che questa mattina ha fatto da sottofondo a un momento speciale.
Dopo il saluto del preside, sul palco è arrivata Cassandra, alunna della quarta B. Davanti a tutti i ragazzi delle medie ha raccontato la sua storia mostrando i video dei suoi successi nel taekwondo: la medaglia d’oro, le gare, la determinazione. Tra le immagini, anche un saluto speciale di Bebe Vio, che ha emozionato l’intero salone.
Un braccio in meno?
No.
Un esempio in più.
Cassandra ha dimostrato che i limiti non definiscono una persona e che l’inclusione si costruisce con l’esempio. Come segno di affetto, le è stata regalata una maglietta della Compagnia Happy Musical delle medie.
Da qui è partito il primo gioco della giornata: una palla prigioniera con una sola regola, giocare tutti usando solo il braccio destro, proprio come fa Cassandra ogni giorno. Una sfida che ha fatto riflettere, sorridere e collaborare.
Mentre in palestra si svolgevano le prime partite, nelle classi sono iniziate le attività di riflessione: video, lavori di gruppo, giochi di ruolo e confronti su situazioni quotidiane di inclusione ed esclusione, a scuola e nella vita di tutti i giorni.
Il video visto in classe è disponibile anche qui per chi volesse rivederlo.
Cassandra, emozionata e sorridente, ha raccolto un lungo applauso dai ragazzi delle medie.
La mattinata prosegue ora con le attività e l’attesa dell’incontro con Federico De Rosa, accompagnato dal papà Oreste, che sarà trasmesso anche in streaming.
Incluso o escluso?
Oggi la risposta passa dai gesti, dalle scelte e dalle esperienze vissute insieme.

La festa della fisica

Stamattina la 3B, guidata dalla prof.ssa Florio, ha costruito alcuni modellini che dimostrano le tre leggi della Dinamica. I ragazzi hanno prima singolarmente fatto il progetto in cui descrivere il funzionamento del modello e per quale delle tre leggi fosse la dimostrazione e poi, a gruppi, li hanno realizzati apportando man mano alcune modifiche che rendessero il modello più chiaro.

Un buongiorno speciale in salone: un elogio ai nostri Apprendisti Ciceroni

Questa mattina, nel salone della scuola, si è svolto un momento di buongiorno particolarmente significativo. A guidarlo è stato il prof. Cotugno, insieme ai rappresentanti del FAI, che hanno voluto incontrare gli studenti per rivolgere loro un messaggio di apprezzamento e incoraggiamento.

Durante l’incontro, sono stati elogiati i ragazzi che hanno partecipato all’iniziativa “Apprendisti Ciceroni”, un’attività che li ha visti impegnati come giovani guide alla scoperta del patrimonio artistico e culturale del nostro territorio. I rappresentanti del FAI hanno riconosciuto il valore del loro lavoro, sottolineando la preparazione, la dedizione e il senso di responsabilità con cui hanno saputo accogliere e accompagnare i visitatori.

Al termine del momento, agli studenti è stato consegnato un attestato, simbolo concreto dell’impegno e della passione con cui hanno vissuto questa esperienza. Un riconoscimento meritato, che premia la loro disponibilità e la capacità di mettersi alla prova.

Le parole di ringraziamento e l’applauso finale hanno reso questo buongiorno un’occasione di festa, di gratitudine e di orgoglio per tutta la comunità scolastica. Un modo splendido per iniziare la giornata, con la certezza che l’entusiasmo dei nostri ragazzi continua a essere una risorsa preziosa da valorizzare.

Una mattinata speciale di Novena: riflessione sul valore dell’affidabilità

Questa mattina la nostra comunità scolastica si è raccolta in un momento di preghiera e riflessione in occasione della novena. Gli studenti si sono radunati attorno alla statua della Madonna, creando un clima di raccoglimento e serenità che ha dato inizio alla giornata con un significato particolare.

A guidare l’incontro è stata la prof.ssa Cagnana, che ha invitato i ragazzi a soffermarsi sul tema del giorno: “l’essere affidabile”. Attraverso parole semplici ma profonde, ha aiutato gli studenti a riflettere su cosa significhi davvero essere una persona su cui gli altri possono contare: nella famiglia, tra i compagni, nella scuola e nella vita quotidiana, ciascuno nel proprio “ambito”.

Suor Chiara ha poi ricordato come l’affidabilità non sia fatta di gesti eclatanti, ma di piccole attenzioni costanti: mantenere una promessa, rispettare un impegno, ascoltare quando qualcuno ha bisogno, essere presenti anche quando nessuno ce lo chiede apertamente.

Gli studenti hanno partecipato con attenzione, lasciandosi coinvolgere dalla preghiera e dai brevi spunti offerti, trasformando questo momento in un’occasione preziosa per crescere non solo come classe, ma come comunità.

La novena proseguirà nei prossimi giorni, offrendo ogni mattina nuovi temi e nuovi spunti per coltivare valori importanti e prepararci al Natale con uno spirito più consapevole.

Alla scoperta del territorio…con il FAI

Giovedì 27 novembre gli Apprendisti Ciceroni, sotto la supervisione dei volontari del FAI e del prof. Cotugno, hanno fatto da guida alle classi prime della Scuola Maria Ausiliatrice presso la Cascina Moro. La visita ha permesso di mostrare ai più giovani un Bene molto interessante e far conoscere la Storia della San Donato prima di Metanopoli.

Nel dolore…l’Amore: un incontro che ci ricorda chi siamo

Ieri sera la nostra scuola ha vissuto uno di quei momenti che restano. Un momento che unisce, che emoziona, che fa riscoprire il valore di una comunità che non si scioglie con il passare degli anni.
L’incontro è iniziato in un silenzio profondo e, nel buio, sono entrati Roberto e Luana, ognuno con una piccola lanterna accesa tra le mani, accompagnati da don Antonio, che ha guidato la serata.
Due luci semplici, che tagliavano l’oscurità.
È stato un gesto simbolico e potente: non si può togliere il buio dalla vita, ma si può portare una luce che lo attraversa.
Il professor Miglio ha raccontato il suo cammino con un compagno di strada particolare: il morbo di Parkinson.
Ha parlato dei giorni complessi, dei cambiamenti, della fatica dei gesti quotidiani.
Ma poi ha aggiunto che è fondamentale la luce che lo sta accompagnando, fatta di pazienza, di fiducia, di amore, e che vive grazie alle persone che gli sono accanto.
La maestra Luana ha raccontato il momento in cui, anni fa, ha scoperto la malattia.
E ha ricordato una scena molto semplice: la capanna del presepe di casa sua, illuminata.
In un momento di grande smarrimento, quella luce minuscola era diventata un punto fermo.
Una presenza.
Un segno.
E ieri ha spiegato che quella luce è continuata grazie alle persone che ha avuto accanto: la famiglia, gli amici, chi le vuole bene.
Perché spesso la luce che ci permette di attraversare il buio è proprio questa: i rapporti umani, gli abbracci, la vicinanza, il non sentirsi soli.
In salone è stato bello vedere tanti volti che, in quello stesso spazio, erano stati bambini e ragazzi.
Forse la parte più bella è stata proprio questa: rivedere tantissimi ex alunni. Uomini e donne ormai adulti, tornati nei corridoi dove hanno trascorso gli anni della loro crescita.
La foto di gruppo finale è la prova che quando una scuola è casa, resta casa per sempre.
Una ex alunna, uscita 14 anni fa, lo ha detto chiaramente: “È proprio vero che di questa scuola si rimane alunni per sempre.” Parole semplici, ma che accendono il cuore.
Alla fine, Roberto e Luana hanno ricordato l’importanza della ricerca, quella sul Parkinson e quella oncologica: non come concetti astratti, ma come possibilità concrete di vita, di cura, di speranza.
E, in fondo, tutta la serata è stata un invito: non lasciarsi mai soli.
Illuminare il buio degli altri, perché un giorno qualcuno illuminerà il nostro.
In questo tempo di Avvento, che è il tempo dell’attesa e delle luci accese nelle notti d’inverno, ieri è successo qualcosa di profondamente vero: abbiamo scoperto che la luce non arriva solo dall’alto.
A volte arriva da una lanterna tenuta in mano.
Da un sorriso che non si spegne.
Da una parola detta con il cuore.
Dalla presenza degli altri.
E così, anche nel dolore… è l’amore a portare la luce.

La testimonianza di Pietro Salvato

Questa mattina, durante il “Buongiorno”, i ragazzi delle medie hanno vissuto un altro momento speciale, incontrando Pietro, un ex alunno oggi studente di Fisica all’università che ha vissuto un’esperienza di volontariato in Etiopia con i Salesiani, dove ha frequentato la scuola secondaria di II grado.
Pietro era uno dei “Pironcini”, un nome affettuoso che si erano dati gli alunni di una sezione C che aveva come Assistente la nostra professoressa Pirona. Quel legame di classe, quella familiarità, siamo convinti che abbiano contribuito a costruire in lui la base di valori che oggi è tornato a condividere con noi.
L’incontro si è inserito dentro una giornata già significativa: quella dedicata all’eliminazione della violenza contro le donne. Il preside ha aperto il momento ricordando l’importanza di questo appuntamento e condividendo con i ragazzi un pensiero semplice: la violenza si può davvero superare solo se crescono uomini capaci di pensare, di rispettare, di scegliere il bene. Uomini maturi, capaci di responsabilità e di relazioni sane.
Pietro è una dimostrazione concreta di queste parole: uno di quei ragazzi cresciuti alla SMA che sta costruendo la sua vita in modo autentico e generoso, diventando un modello a cui guardare.
I ragazzi hanno ascoltato con attenzione: non era il racconto di un viaggio turistico, ma una testimonianza di vita, condensata in tre parole.
Felicità
Pietro ha spiegato che la sua scelta di andare in missione nasce anche dalla ricerca della felicità: non una felicità superficiale, ma quella profonda, che cresce condividendo. Dice che nei bambini e nei giovani incontrati in Etiopia ha visto una gioia che gli ha insegnato tanto.
Semplicità
Ha descritto momenti toccanti: la vita lì è fatta di poco, ma quel poco è prezioso. Raccontava di una bambina che, ogni mattina, gli correva incontro e restava attaccata alla sua mano per quasi un’ora. Vestiti vecchi, niente scarpe nuove, ma un cuore grande, capace di affetto autentico.
Gratitudine
Infine, la gratitudine. Lui ha detto che quell’esperienza non l’ha solo arricchito, ma l’ha trasformato dentro. Ha imparato ad apprezzare le cose, le persone, il presente. Ha invitato tutti noi a coltivare la gratitudine ogni giorno.
Pietro ha concluso richiamando un insegnamento di Don Bosco che gli è molto caro: “Sii felice qui e adesso”. Non rimandare la felicità, non inseguirla chissà dove: è dove sei, nella tua vita di tutti i giorni. Ha quindi esortato i ragazzi a cercare la felicità nel presente, con quello che hanno, e ad essere grati per ciò che ricevono e per ciò che sono.
Una mattina così rimane dentro. E grazie a persone come Pietro crescono speranza e modelli veri: modelli di uomini e donne capaci di rispetto, di impegno e di pace.