Ieri sera la nostra scuola ha vissuto uno di quei momenti che restano. Un momento che unisce, che emoziona, che fa riscoprire il valore di una comunità che non si scioglie con il passare degli anni.
L’incontro è iniziato in un silenzio profondo e, nel buio, sono entrati Roberto e Luana, ognuno con una piccola lanterna accesa tra le mani, accompagnati da don Antonio, che ha guidato la serata.
Due luci semplici, che tagliavano l’oscurità.
È stato un gesto simbolico e potente: non si può togliere il buio dalla vita, ma si può portare una luce che lo attraversa.
Il professor Miglio ha raccontato il suo cammino con un compagno di strada particolare: il morbo di Parkinson.
Ha parlato dei giorni complessi, dei cambiamenti, della fatica dei gesti quotidiani.
Ma poi ha aggiunto che è fondamentale la luce che lo sta accompagnando, fatta di pazienza, di fiducia, di amore, e che vive grazie alle persone che gli sono accanto.
La maestra Luana ha raccontato il momento in cui, anni fa, ha scoperto la malattia.
E ha ricordato una scena molto semplice: la capanna del presepe di casa sua, illuminata.
In un momento di grande smarrimento, quella luce minuscola era diventata un punto fermo.
Una presenza.
Un segno.
E ieri ha spiegato che quella luce è continuata grazie alle persone che ha avuto accanto: la famiglia, gli amici, chi le vuole bene.
Perché spesso la luce che ci permette di attraversare il buio è proprio questa: i rapporti umani, gli abbracci, la vicinanza, il non sentirsi soli.
In salone è stato bello vedere tanti volti che, in quello stesso spazio, erano stati bambini e ragazzi.
Forse la parte più bella è stata proprio questa: rivedere tantissimi ex alunni. Uomini e donne ormai adulti, tornati nei corridoi dove hanno trascorso gli anni della loro crescita.
La foto di gruppo finale è la prova che quando una scuola è casa, resta casa per sempre.
Una ex alunna, uscita 14 anni fa, lo ha detto chiaramente: “È proprio vero che di questa scuola si rimane alunni per sempre.” Parole semplici, ma che accendono il cuore.
Alla fine, Roberto e Luana hanno ricordato l’importanza della ricerca, quella sul Parkinson e quella oncologica: non come concetti astratti, ma come possibilità concrete di vita, di cura, di speranza.
E, in fondo, tutta la serata è stata un invito: non lasciarsi mai soli.
Illuminare il buio degli altri, perché un giorno qualcuno illuminerà il nostro.
In questo tempo di Avvento, che è il tempo dell’attesa e delle luci accese nelle notti d’inverno, ieri è successo qualcosa di profondamente vero: abbiamo scoperto che la luce non arriva solo dall’alto.
A volte arriva da una lanterna tenuta in mano.
Da un sorriso che non si spegne.
Da una parola detta con il cuore.
Dalla presenza degli altri.
E così, anche nel dolore… è l’amore a portare la luce.
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