Con le classi quinte quest’anno abbiamo deciso di vivere la Giornata dell’inclusione in un modo speciale, trasformandola in un’occasione per parlare di unicità, inclusione e bellezza delle differenze. Non volevamo un semplice “evento”, ma un’esperienza che lasciasse tracce, che facesse pensare e soprattutto che permettesse ai bambini di esprimersi con i loro linguaggi, proprio come suggerisce l’approccio di Reggio Children.
La mattina è iniziata con una piccola provocazione. Abbiamo chiesto ai bambini di sedersi in cerchio e, al centro, abbiamo posato una cesta piena di calzini tutti diversi: colori accesi, materiali morbidi o ruvidi, forme strane, misure spaiate. Non abbiamo dato spiegazioni, solo domande aperte, quelle che non cercano la risposta giusta ma aprono possibilità: Cosa succede quando un calzino perde il suo compagno? Può essere felice lo stesso? In cosa ci assomigliano i calzini? E ognuno ha partecipato a modo suo: chi parlando, chi scegliendo un calzino, chi osservando in silenzio. Anche il silenzio, in questi momenti, dice molto.
Poi la classe si è trasformata in un grande atelier. I bambini potevano muoversi liberamente tra tre spazi diversi, seguendo curiosità e desideri.
Nel primo spazio hanno esplorato il “corpo del calzino”: lo hanno riempito, tirato, trasformato, scoprendo quante forme può prendere un oggetto così semplice. Nel secondo spazio, più ampio, il calzino è diventato movimento: con la musica e il corpo hanno provato a farlo danzare come se fosse timido, arrabbiato, felice, curioso. Nel terzo spazio, più raccolto, il calzino ha preso voce. Qui ogni bambino ha creato il proprio calzino personale, scegliendo stoffe e materiali diversi. Mentre lavoravano, li abbiamo invitati a raccontare cosa stavano sentendo: Com’è questo calzino? Morbido? Forte? Delicato? E come si sente? Le loro parole, i gesti, le emozioni sono diventati parte dell’opera.
Il momento più significativo è arrivato quando abbiamo unito tutti i calzini in un grande bruco collettivo. Ogni calzino, con la sua storia e la sua forma, è diventato un pezzo indispensabile del corpo del bruco. È stato un gesto semplice ma potentissimo: da soli si è un calzino, insieme si diventa qualcosa di più grande. Il bruco ora vive nella nostra classe, come memoria concreta dell’esperienza e simbolo di inclusione e collaborazione.
Durante tutta la giornata abbiamo raccolto fotografie, parole, piccoli frammenti di ciò che i bambini hanno detto o fatto. Non per valutare, ma per rendere visibile il loro pensiero e costruire una memoria condivisa.
Abbiamo concluso tornando in cerchio. Chi voleva ha raccontato cosa aveva scoperto, come si era sentito, se in qualche modo si era riconosciuto nell’essere “spaiato”. Anche qui, nessuna risposta obbligata: parola, gesto, oggetto o semplice ascolto.
“I calzini raccontano” non è rimasto un episodio isolato. È un’esperienza che continua a vivere nei bambini, nel bruco appeso in classe e nelle domande che, ogni tanto, tornano a galla: cosa significa essere diversi, unici, necessari gli uni agli altri.


























Nel tardo pomeriggio del 5 febbraio, le classi seconde della scuola primaria hanno portato sul palco il loro spettacolo curriculare “Cattivi? Noi?!”, scritto e diretto dal maestro Marco Ciceri, un progetto teatrale che ha emozionato famiglie, insegnanti e compagni. Una rappresentazione vivace e originale, capace di ribaltare i ruoli tradizionali delle fiabe per raccontare un messaggio profondo: dietro ogni “cattivo” si nasconde una storia che merita di essere ascoltata.






























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