
Autore: RAGAZZinFORMA
BAMBINinforma e RAGAZZinFORMA numero 5: OUT NOW!
Romeo and Juliet: che spettacolo!
Il Romeo & Juliet di Palketto Stage, a cui oggi hanno assistito le classi terze della Scuola Secondaria presso il Teatro Carcano, ha ripercorso in modo fedele e coinvolgente i moduli CLIL svolti in classe con la professoressa Marcato.
Grazie alla preparazione svolta a scuola e al supporto costante del team completo dei docenti di Lingua, i ragazzi hanno potuto comprendere appieno lo spettacolo e apprezzarne la narrazione: un racconto senza tempo, poetico e intenso, reso ancora più accessibile da un sapiente equilibrio tra tradizione e modernità, anche attraverso l’inserimento di canzoni pop amate dai giovani.
Particolarmente interessante è stato il momento conclusivo dedicato alle domande del pubblico: un’occasione preziosa di dialogo diretto con gli attori, molti dei quali in tournée da Londra, che ha reso l’esperienza ancora più viva e significativa.
All’uscita, tanti studenti si sono detti entusiasti: chissà che questo capolavoro shakespeariano non possa tornare presto in scena… magari in una versione originale e un po’ “bizzarra” tutta in salsa SMA!
La festa del papà alla Scuola Primaria: un pomeriggio che resta nel tempo…
Ci sono giornate che nascono semplici e finiscono per diventare preziose. La Festa del Papà del 18 marzo è stata proprio così: un pomeriggio capace di trasformare la scuola in un luogo di emozioni, musica e piccoli gesti che restano.
Fin dall’arrivo dei papà, si percepiva un’atmosfera diversa. I papà entravano nel salone con un misto di curiosità ed emozione, accolti da un momento di riflessione dedicato proprio a loro. In un mondo che corre e chiede sempre di più, fermarsi insieme è diventato quasi un atto rivoluzionario. E quel pomeriggio la scuola ha scelto di farlo: rallentare, ascoltare, guardarsi negli occhi.
A dare voce a questo momento sono stati Marco e Giovanni, docenti ma soprattutto papà da poco, con tutto l’entusiasmo e la sorpresa che la paternità porta con sé. Accanto a loro, Nicola, attore e docente della scuola, ha trasformato emozioni e pensieri in parole che hanno toccato tutti. Un modo semplice e autentico per ricordare che essere papà non significa essere perfetti, ma esserci: con presenza, ascolto e quella leggerezza che fa sentire i bambini al sicuro.
Terminato il momento dedicato solo a loro, i papà hanno fatto il loro ingresso in palestra. I bambini li aspettavano seduti a terra, con gli occhi che brillavano. C’era trepidazione, c’era orgoglio, c’era quella gioia pura che solo i bambini sanno mostrare senza filtri. La musica ha fatto il resto.
Le classi quarte e quinte hanno cantato “Grazie Mille” degli 883, trasformando una canzone leggera in un messaggio sincero: grazie per esserci, per i gesti quotidiani, per quel tempo che sembra poco ma per loro vale tantissimo.
Le classi prime, seconde e terze hanno portato sul palco “Gioca con me papà”, un invito tenero e diretto a fare la cosa più semplice e più importante: stare insieme. Per rendere il loro regalo ancora più speciale, i bambini hanno imparato anche alcune parole in Lingua dei Segni Italiana. Ogni gesto era un “ti voglio bene” fatto con le mani.
Poi è arrivata la sorpresa dei papà. Questa volta sono stati loro a cantare per i bambini. Un’inversione di ruoli che ha fatto brillare gli occhi dei più piccoli e sciolto più di un cuore tra gli adulti. Un modo diverso di dire “sei importante per me”, e i bambini lo hanno capito benissimo.
La festa si è chiusa con un gesto semplice: un cinque tra papà e bambini. Un saluto che racchiudeva tutto il pomeriggio. Un momento pensato anche per chi non aveva accanto il proprio papà: ogni adulto presente è stato invitato a essere “papà di tutti”, con un sorriso, una mano sulla spalla, un gesto gentile.
Perché la scuola, quando vuole, sa diventare davvero una comunità.
Quella i ieri non è stata solo una festa. È stata un’esperienza condivisa, un ricordo che i bambini porteranno con sé, un’occasione per i papà di fermarsi e ritrovare il senso profondo del loro ruolo. Uno sceglie di mettere al centro le relazioni, la presenza, la cura.
E in un mondo che corre, questo è forse il regalo più grande.
Alla scoperta del Teatro Strehler: le classi quarte A, B e C in viaggio dietro le quinte del teatro
Giornata dei Compiti di Realtà: imparare la grammatica…giocando!
Oggi alla Scuola Secondaria è in corso una giornata speciale dedicata ai Compiti di Realtà, un momento in cui lo studio si trasforma in esperienza concreta e collaborativa. Protagonisti della mattinata sono stati gli studenti delle classi prime, seconde e terze, impegnati in un progetto interdisciplinare dal titolo “Non fare l’oca!”.
L’obiettivo della giornata è stato quello di mettere in pratica le conoscenze grammaticali studiate durante la prima parte dell’anno scolastico, sia in italiano sia nelle lingue straniere. Per farlo, gli studenti si sono trasformati in veri e propri Grammar Designers, lavorando insieme per ideare e realizzare un gioco da tavolo grammaticale.
La sfida? Creare un gioco in scatola – ispirato al classico gioco dell’oca – in cui ogni casella nasconde domande, prove e piccoli tranelli linguistici. Per avanzare nel percorso i giocatori dovranno dimostrare prontezza, attenzione e conoscenze grammaticali: definizioni lampo, frasi da correggere, riconoscimento delle parti del discorso e confronto tra italiano, inglese e spagnolo.
La mattinata prevede diverse fasi di lavoro: all’inizio le classi hanno partecipato a un momento di brainstorming, durante il quale hanno immaginato il funzionamento del gioco e stabilito regole, modalità di vittoria, bonus e penalità. Successivamente gli studenti, divisi in gruppi di lavoro, hanno elaborato le domande grammaticali che popoleranno le caselle del gioco. Dopo l’intervallo, invece, inizierà la fase più creativa: la realizzazione concreta del prototipo, con cartelloni, cartoncini, colori, pedine e dadi.
Oltre a consolidare le conoscenze linguistiche, questa attività permette agli studenti di sviluppare importanti competenze: collaborazione, creatività, organizzazione del lavoro e capacità di progettazione. Lavorando in gruppo, ognuno ha potuto mettere a disposizione le proprie abilità, contribuendo alla costruzione del gioco.
Al termine della giornata ogni gruppo rifletterà sul lavoro svolto attraverso un momento di autovalutazione, mentre i docenti stanno osservando, valorizzando e valutando le competenze messe in campo dagli studenti durante l’attività.
Il risultato finale è un prototipo di gioco grammaticale realizzato a mano: se il progetto darà i risultati sperati, nel secondo quadrimestre potrebbe persino essere digitalizzato e stampato, trasformandosi in un vero gioco da utilizzare nelle classi.
È un’altra mattinata ricca di entusiasmo, creatività e collaborazione: la dimostrazione che la grammatica può diventare un’avventura coinvolgente quando si impara facendo.
Giornata della legalità: lo spettacolo “U Parrinu”
Questa mattina, nel salone teatro della nostra scuola, si è svolto lo spettacolo “U Parrinu”, nell’ambito della Giornata della Legalità: un momento intenso e carico di emozione che ha coinvolto profondamente studenti e docenti.
“U Parrinu” è un progetto di diffusione della legalità attraverso il teatro, nato con l’obiettivo di raccontare a più persone possibili la storia di Padre Pino Puglidi, sacerdote ucciso dalla mafia per il suo impegno instancabile a favore dei giovani e dei più fragili. Lo spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Christian Di Domenico, porta in scena la testimonianza personale dell’autore, che da bambino ha conosciuto don Puglisi.
Christian racconta di quando “veniva a trascorrere alcuni giorni di vacanza con la mia famiglia”. La presenza di quel sacerdote così speciale lasciava il segno: “Era strano avere un prete in casa; si dicevano le preghiere a tavola e certe cose, in sua presenza, era difficile anche solo pensarle. I suoi occhi brillavano di una luce speciale che non so spiegare.” Una luce fatta di coerenza, coraggio e amore autentico per i ragazzi del suo quartiere.
Il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno, un colpo di pistola alla nuca spense quella luce, segnando una pagina dolorosa nella storia della Chiesa e della società civile italiana. Don Pino fu assassinato perché, togliendo i bambini dalla strada, li sottraeva al reclutamento mafioso. Per i boss di Cosa Nostra era un ostacolo da eliminare. Ma il suo assassinio rappresentò anche il tragico epilogo di una lunga catena di incomprensioni, silenzi e responsabilità collettive.
Il progetto “U Parrinu” nasce proprio dal desiderio di far vivere questa storia soprattutto ai giovani, nelle scuole, negli oratori, nelle associazioni che operano nel sociale. Il sogno dell’autore è che il costo del biglietto non ricada sui ragazzi, perché il messaggio di legalità, coraggio e responsabilità deve poter raggiungere tutti.
Lo spettacolo di stamattina non è stato solo una rappresentazione teatrale, ma un’occasione di riflessione profonda. Attraverso il racconto diretto e coinvolgente, siamo stati invitati a interrogarci sul nostro ruolo nella società, sull’importanza delle scelte quotidiane e sul valore della legalità come impegno concreto e personale.

Il Buongiorno speciale di Federica Lima
Quando l’Inglese incontra le Olimpiadi: un inverno di sport, parole nuove e scoperte
Allegria e famiglia: la Nonnithlon nel segno di Don Bosco
Dopo la pausa dell’anno scorso, si è ripresentata la competizione della Nonnithlon, giunta alla sua sesta edizione.
Nei momenti di entrata e di uscita dalla scuola mi sono sempre accorto di qualcosa di bello e profondamente significativo che avveniva ogni volta. Ci sono persone che svolgono un servizio davvero speciale: sono i nonni che, con pazienza e immenso amore, stanno accanto soprattutto ai più piccoli nel loro cammino di crescita. A volte hanno portato anche la cartella o l’hanno trainata con fatica a causa dei vari acciacchi, ma non si sono mai lamentati. In silenzio hanno sopportato i capricci e le lamentele dei loro nipotini che, usciti da scuola, davano sfogo alla loro vivacità. Sono stati presenza discreta e guida sicura; hanno educato e soprattutto amato…nello stesso modo in cui Don Bosco amava i suoi giovani.
Questa giornata è stata per loro. Dedicata a loro. Un momento di festa vissuto attraverso una sana competizione nel gioco della briscola, delle bocce e della pittura, proposta a coppie con i nipotini. Aperta a tutte le età, ha visto confrontarsi una trentina di coppie in un clima di festa e allegria, proprio come nello stile di Don Bosco.
La Chiesa è anche questa: amore tra nonni e nipoti.
Un grazie speciale ad Alberto, Valentina e Mattia, insegnanti ed educatori dal cuore grande, come tutti vorrebbero.
A conclusione della giornata, uno dei nonni ha voluto condividere il suo pensiero, offrendo una testimonianza ricca di significato.
La mia Nonnithlon con la mia nipotina
Quando mia nipote mi ha detto: «Nonno, vieni con me alla Nonnithlon?» io ho fatto finta di pensarci su, con aria da campione olimpico un po’ arrugginito. Ma dentro ero già pronto, con le scarpe allacciate e il cuore in pista.
Ora, vi confesso: alle bocce me la cavo, a briscola mi difendo…ma con la pittura? Lì ho capito che il vero talento sarebbe stato il suo. E infatti, davanti a quel foglio bianco, è successo qualcosa di speciale. Lei disegnava atleti che correvano veloci come il vento. Io cercavo di fare una torcia olimpica che sembrava più un gelato sciolto. Lei rideva. Io ridevo. E intanto stavamo.
Non correvamo contro il tempo. Non guardavamo l’orologio. Non pensavamo a “fare bene”.
Stavamo insieme.
Alle bocce mi guardava come si guarda un supereroe.
«Nonno, fai vedere come si fa!»
Io lanciavo piano, spiegando che non serve forza, ma attenzione. E mentre parlavo mi rendevo conto che quella frase non valeva solo per il gioco.
Alla briscola, invece, ha voluto fare la stratega.
«Nonno, tieni l’asso…aspetta il momento giusto!»
E io, obbediente come un allievo diligente, ho seguito i suoi consigli. Perché in queste cose non si insegna soltanto: si impara.
Alla fine della mattinata non so nemmeno se abbiamo vinto qualcosa. Forse un diploma, forse un applauso. Ma la medaglia più grande l’ho sentita qui, sul petto.
In un mondo dove tutti corrono, la Nonnithlon ha rappresentato un invito semplice e prezioso: non a fare di più, ma a stare di più.
Stare seduti su una panchina con un foglio colorato.
Stare fianco a fianco a guardare una boccia che rotola.
Stare complici davanti a una carta giocata al momento giusto.
La semplicità è una cosa seria, sapete?
E stare con una nipotina, senza fretta, è un piccolo miracolo che non fa rumore… ma riempie il cuore.
Se mi chiedessero cos’è stato per me la Nonnithlon, direi così:
Non una gara.
Non una mattinata qualsiasi.
Ma un tempo regalato.
E io, alla mia età, ho capito che il tempo donato a chi ami è la vittoria più bella di tutte.
Un nonno






































































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